È una città ricca di storia e che ammalia chi la visita con il suo veramente vasto patrimonio artistico-culturale: una sosta a Ferrara è un’ottima occasione, però, anche per assaggiare le specialità culinarie della tradizione emiliana, qui servite in locande e trattorie di cucina tipica ma anche dalle numerose botteghe e panetterie storiche. Uno dei prodotti più rappresentativi della cucina ferrarese è, del resto, la coppia ferrarese: l’iconico pane a forma di croce e dalla consistenza fragrante. Per i più golosi, però, nei forni della città si trovano anche molte proposte di dolci.

Dolci ferraresi: quali sono quelli della tradizione, da assaggiare a tutti i costi?

Come la torta Tenerina, per esempio, parente “illustre” dei tortini col cuore morbido di cioccolato che in tanti provano a preparare anche a casa. Rigorosamente preparata col cioccolato fondente e bassa per via della mancanza di lievito, la torta Tenerina si riconosce subito per il cuore tenero, quasi appiccicoso (da qui l’appellativo di torta tacolenta nel dialetto ferrarese) e capace di sciogliersi in bocca in contrasto con uno strato superficiale più croccante.

Anche la zuppa inglese, leggenda narra, sia nata a Ferrara alla corte degli Estensi, quando un diplomatico francese ospite della casata espresse il desiderio di aver servito un dolce tipico inglese simile a una ciambella ripiena di crema e accompagnata con del vino. In assenza degli ingredienti originali, i cuochi degli Estensi diedero vita a un dolce fatto di pandispagna bagnato all’Alchermes, crema pasticciera e cioccolato, poi diventato simbolo della pasticceria emiliana.

Nelle pasticcerie della città si trovano comunemente, del resto, dolci che pur non essendo strettamente legati a Ferrara fanno parte della tradizione emiliana e sono spesso legati a festività e ricorrenze. È il caso della brazadela, una ciambella tipica del periodo pasquale che nel periodo dei Morti viene rivisitata nella forma e diventa un topolino dagli occhi di uvetta sultanina, ottimo da inzuppare nel vino. O della torta di tagliatelle: un classico esempio di piatto di recupero, realizzata com’è con le tagliatelle uscite più sottili del normale e unite a pasta frolla e una crema col sentore di limone.

Il dolce ferrarese per eccellenza è comunque il pampepato. Tipico del periodo natalizio, nonostante si trovi facilmente nei forni e nei negozi specializzati ormai in qualsiasi periodo dell’anno, è un dolce a base di cioccolato, miele e frutta secca. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare, il nome non fa riferimento al sapore speziato di questo dolce ma alla sua storia. Secondo la tradizione, infatti, il pampepato ferrarese nacque in un convento della città quando le monache decisero di rispolverare una vecchia ricetta ancora della corte degli Estensi e creare un dolce prezioso e che ben si adattasse a essere offerto a personalità importanti, come il Papa: in origine il nome dato al dolce fu non a caso Pan del Papa, poi negli anni storpiato in pampapato o pampepato appunto. Originariamente anche la forma del dolce era quella di una cupola, in alcune versioni ricoperta di cioccolato, che ricordava quella di San Pietro. Oggi il pampepato ha più comunemente la forma di una ciabatta, più facile da dividere in porzioni.

Di Grey